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Chi siamo

Ovvero: la storia del cugino Paolo

Perché dirvi chi siamo, quando possiamo descrivere precisamente chi NON siamo?
Ecco: noi non siamo il cugino Paolo!

Ma chi è il CUGINO PAOLO?

Paolo non è l’uomo di chi si vuole bene

Tante persone, per non dover affrontare il costo di un sito internet realizzato da professionisti, lasciano la propria immagine in mano a parenti, amici, conoscenti che “se ne intendono di computer”. Ebbene, non c’è nulla di più nocivo all’azienda. Vi spieghiamo perché con il Primo Segreto di Bottleneck, ovvero i 3 motivi per non scegliere vostro cugino Paolo.

1) Paolo di professione fa l’impiegato, e coltiva la passione notturna per la pubblicità.

Paolo di professione fa – ripetiamo – l’impiegato. Non è grafico, web master, web designer o web programmer. Può avere un gusto raffinato nella scelta della cravatta da abbinare alle scarpe pitonate pronte per le seconde nozze di quel pazzerello dello zio Adelmo, ma non ha un’idea chiara di cosa faccia bene o male a un’azienda.
Non conosce i parametri di creazione e gestione di siti informativi e professionali, pensa che alla parola SEO sia stata omessa per errore una “N” e nel profondo del suo cuore, quando rimane solo davanti allo specchio e si scatta un selfie, dà per scontato che chiunque parli del codice si riferisca al “Da Vinci”, il best seller di Dan Brown. Ahh.
No, Paolo non è il vostro uomo.

2) Paolo ha tempi biblici.

Ripetiamo insieme: «Paolo di professione fa l’impiegato». Certo, si dedica con affetto a voi, ma nei ritagli di tempo. Questo lo fa quando non ha la partita di tennis coi nuovi colleghi, ha già fatto sverminare il cane o non si ritrova - tocchiamo ferro! - la bambina con la febbre. Come potete pretendere che si dedichi anche al vostro sito, e per di più lo faccia subito? Lo dovrete rincorrere per settimane, e dimostrargli la vostra riconoscenza con conserve di pomodoro e una mano per il trasloco. Lui vi guarderà in ogni caso dall’alto in basso.
No, Paolo non è il vostro uomo.

3) Paolo vi farà spendere in ogni caso.

Se – ormai è pacifico – abbiamo interiorizzato che Paolo non fa il web engineer di mestiere, sarà facile immaginare che il suo prodotto non potrà essere di qualità. E se un sito non assolve alla sua unica funzione, ovvero quella di presentare bene un’azienda, serve forse avere il sito? Bravi: no.
Vi ritroverete quindi, presto o tardi, a pagare la consulenza di un tecnico che sbrighi l’annosa questione del dominio, un grafico che modifichi adeguatamente le immagini, un professionista che sappia come indicizzare il vostro sito, e non lo faccia comparire in quindicesima pagina su Google.
No, Paolo non è il vostro uomo.

Acquisito e ripetuto il mantra No, Paolo non è il mio uomo, vi riveleremo il Secondo Segreto di Bottleneck: senza fare nomi, P****e G****e (Visual Site), it.w*x., J***o e tutti i siti in serie sono il diavolo.
Di seguito, i 4 motivi per non scegliere un gestore di siti in serie.

1) Il sito è vincolato e non gestibile.

Vincolo n.1: per creare un sito su Pagine Gialle (o chi per loro) bisogna innanzitutto essere inserzionisti. Ecco l’inghippo.
Vincolo n.2: il contratto che si deve sottoscrivere ha un prezzo apparentemente contenuto, ma è soggetto a un obbligo di manutenzione, che – pensate un po’ - è soggetto a un canone annuale (dello stesso prezzo di attivazione o addirittura del doppio), che è soggetto ad un monopolio del sito da parte della compagnia.
Vincolo n.3: Se non si rinnova il pagamento, il sito viene cancellato. È come se, volendo cambiare compagnia assicurativa per l’auto, ci strappassero il libretto di circolazione davanti al naso e dovessimo ricominciare da capo pagando un nuovo bollo e una nuova immatricolazione per l’auto. Cioè, se non modifico/aggiungo nulla devo comunque pagare un fisso per due o tre anni per una cosa che alla resa dei conti non è nemmeno mia, e se recedo me la cancellano. Ma perché?
Perché i gestori di siti in serie sono il diavolo.

2) Il sito fa oggettivamente schifo

Non siamo qui per dare consigli d’abbigliamento a Karl Lagerfeld né per spiegare a Buffon come parare un rigore, ci occupiamo solo di quello che sappiamo fare bene. Per questo vi diciamo: i siti fatti in serie fanno oggettivamente schifo. Sono privi di personalità, tutti identici, immodificabili. Vi fareste mai fare un tatuaggio in uno studio che tatua ai clienti solo sirene trafitte da un’ancora? No, e meno male. Certo, questo vi spalancherebbe le porte del club di pesca a fianco all’oratorio, ma vi farebbe distinguere? Bravi: no. E vi fareste mai rimodernare il look da Grazia, la vicina, che ama i tagli alla militare ed è comunque in grado di usare solo la macchinetta per rasare i capelli a zero? Bravi: no. Nel nostro campo il presupposto è lo stesso, ergo:
I gestori di siti in serie sono il diavolo.

3) Non è possibile contattare un’assistenza.

No, esatto. Non ci si può interfacciare con nessun tecnico (ma perché si dovrebbe, poi, se il risultato atteso è quello di un sito identico alla concorrenza?), nemmeno per cambiare idea, fare un’ulteriore proposta, chiedere una correzione. Il dramma è che un gestore di siti non sa nulla della vostra realtà, e ha sempre bisogno che gli forniate foto, immagini, loghi e testi. Tutti realizzati da voi (o dal cugino Paolo, magari in pausa pranzo). Immaginate quanto tempo perdereste a commissionare a un decoratore il nuovo look di casa vostra senza potergli parlare direttamente, potendo scegliere tra tre sole tinte e dovendogli fornire il materiale al gran completo: rulli, secchi e contenitori, attrezzatura protettiva, pennelli e vernice. Già:
I gestori di siti in serie sono il diavolo.

4) Il sito non assolve alla sua funzione

Differenziarsi è la chiave della competitività. Come potete aspirare ad essere ricordati, se siete uguali a mille altri? Ma inoltre, cosa pensereste di un cardiochirurgo irreperibile su internet e che nessuno, tra amici e conoscenti, abbia mai sentito nominare? Mettiamo che, frustrati dalla ricerca autonoma, chiamando sua sorella conosciuta in palestra vi facciate dare l’indirizzo preciso del sito e scopriate che fa oggettivamente schifo: rimarreste lo stesso dell’idea di affidargli il bypass della nonna? Diciamo di no. Ugualmente, un sito che presenta male la dice – purtroppo – lunga sulla professionalità del suo titolare. Un sito che non emerge, poi, come tutti quelli in serie, non pronuncia nemmeno una parola sbagliata.
I gestori di siti in serie sono il diavolo.

È sempre più facile attaccare quello che non va bene negli altri, direte. Tecnicamente avete ragione, ma noi non ci fermiamo lì. La proposta è questa: contattateci, scriveteci la parola d’ordine “Paolo non è il mio uomo”.

Per dimostrarvi quanto apprezziamo il vostro coraggio, nello sbarazzarvi per sempre dei servigi del cugino, vi staremo accanto e vi sorreggeremo in questo importante passaggio: a chiunque ci dimostri di essere motivato, di volersi disintossicare dai favori familiari (e dai siti a conduzione casalinga), regaleremo la nostra stima e il 20% di sconto su tutti i nostri servizi. Tutto quello che dovete fare è contattarci e dirci “Paolo non è il mio uomo”.

Riprendete in mano le vostre vite, ripulitevi, uscite dal tunnel, Paolo non è l’uomo di nessuno.



Non ce ne volere Paolo, un nome dovevamo pur sceglierlo...